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Pianetini
the falcon and the winter soldier marvel disney
©Disney / Marvel Studios

SERIE TV

The Falcon and The WInter Soldier: Recensione 1×04

Finalmente. Un quarto episodio che, fino ad ora, vale l’intera serie.

Tempo di lettura: 3 minuti

Se i primi tre episodi di The Falcon and The Winter Soldier non ci hanno fatto proprio impazzire (come avrà notato chi ha letto le recensioni precedenti), questa quarta puntata vale forse l’intera serie. Fino ad ora, almeno. Che non ci volesse molto a migliorare le cose è certo, ma forse quei primi tre episodi pallosi sono serviti a qualcosa.

ATTENZIONE: SPOILER OVUNQUE

WAKANDA PER SEMPRE

Finalmente un inizio davvero bello. Una Wakanda inquadrata in lontananza ci ricorda che effettivamente stiamo guardando qualcosa che ha a che fare con l’MCU. Pur non essendo una grande amante dei flashback come espediente narrativo, specialmente quando se ne abusa (vedi Lost e Arrow), l’inizio di questo episodio ci regala un tassello mancante alla storyline di Bucky. Mi sono sempre chiesta, infatti, come fossero andate le cose per il Soldato d’Inverno durante il suo soggiorno nella terra di Black Panther. Ed ecco che ci viene svelato, più o meno, come è stato deprogrammato: una capanna del sudore, un bel pianto e via. La trasformazione da Soldato d’Inverno a Lupo Bianco è fatta.
Ma, sarcasmo a parte, quella iniziale è una scena che è servita sicuramente a dare maggiore spessore al personaggio di Bucky, e a spiegarci il suo rapporto con Ayo, una delle Dora Milaje.

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Per il resto, l’episodio acquista ritmo man mano che i minuti scorrono. Carne al fuoco ce n’è molta, ed era ora. Gli schemi di gioco iniziano finalmente a concretizzarsi e le fazioni si schierano. Per vendicarsi dell’assassinio del re T’Chaka, le Dora Milaje vogliono prendere in custodia Zemo. Fake Cap e Battlestar vogliono assicurare alla giustizia Karli, la super-ragazza a capo dei Flag Smashers e, già che si trovano nei paraggi, anche Zemo. I Flash Smashers, dal canto loro, pare abbiano argomentazioni valide, anche se i mezzi che utilizzano li fanno passare dalla parte del torto. Un torto che John Walker, aka Fake Cap, non gli perdonerà tanto facilmente.

LA NATURA UMANA

Filo conduttore della serie sembra essere l’approfondimento psicologico dei personaggi. In questo lungometraggio di sei ore diviso in episodi non è più la lotta tra bene e male a fare da protagonista. Manca infatti un nemico vero e proprio. I buoni non sono poi coì tanto buoni e i cattivi non sono poi così tanto cattivi. The Falcon and The Winter Soldier, seppur non approfondendo come potrebbe, o dovrebbe, alcune tematiche, spinge il telespettatore a riflettere su questioni quanto mai attuali. Dalla questione razziale a quella dei rifugiati, fino alla lotta interiore tra moralità e potere, quello che emerge è infatti la natura umana, in tutte le sue forme.

JOHN WALKER

Mettendo da parte le scazzottate, qui finalmente degne di questo nome, l’essenza umana fa quindi da padrona. E, proprio in quest’ottica, vediamo l’evoluzione, per nulla scontata, del personaggio di John Walker. Il peso di un simbolo che pare non riesca a gestire, una morale che a volte deve essere messa da parte per assolvere a un comando, la voglia di dimostrare di essere all’altezza di un ideale, il vuoto causato dalla perdita del suo unico alleato, portano il Fake Cap a perdere la testa in un finale finalmente degno dell’MCU. Che, amando giocare con il simbolismo, macchia di sangue lo scudo di Captain America.

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Insomma, il quarto episodio di The Falcon and The Winter Soldier ci fa scorgere un barlume di speranza. La speranza che la serie sia pronta a migliorare, regalandoci magari anche qualche WOW! Le carte da giocare stanno finendo, restano solo altre due puntate, ma noi terremo le dita incrociate fino alla fine, incoraggiati da questo episodio niente affatto male.

Ah, sì. C’era anche Sam Wilson a un certo punto. Falcon, il paladino dei mutui.

 

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