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The Crown – brexit? no, grazie. con netflix si torna in gran bretagna

“The Crown” restituisce un racconto storico dettagliato delle vicende reali inglesi con un occhio fotografico che poche altre produzioni seriali possono vantare.

Prima di iniziare è doverosa una piccola premessa: in totale controtendenza, e dopo vari rimandi, ho preferito aspettare l’uscita della quarta stagione per bingiare l’intera serie “The Crown”. Da sempre famelica watcher di documentari sulla Corona più celebre del mondo, ho preferito divorare questa serie che prometteva di essere degna delle più alte sfere delle produzioni Netflix. 

Il risultato è che, per gloria di sua maestà, non ne sono rimasta delusa come, forse, una parte di me prevedeva. Sorvolando sulla narrazione a volte un po’ troppo romanzata, “The Crown” restituisce un racconto storico dettagliato delle vicende reali inglesi con un occhio fotografico che poche altre produzioni seriali possono vantare. La fotografia grazia lo spettatore di una sorta di intimità nelle vicende dei protagonisti. Le inquadrature giocano un ruolo fondamentale nella narrazione: austere, fredde, statiche, ma anche familiari, avvolgenti e piene di ritmo. Chi guarda viene trasporto nella storia della Grand Bretagna con partecipazione, anche se non troppo attiva. Perché va bene entrare nella sala del trono, ma di fronte alla corona bisogna sempre abbassare lo sguardo e inchinarsi. 

Complice dell’opera titanica di fedele riproduzione è stata la scelta del cast di straordinaria bravura. Da Claire Foy a Matt Smith passando per Vanessa Kirby, da Olivia Colman a John Lithgow, a Tobias Menzies, all’immensa Helena Bonham Carter. Senza dimenticare la straordinaria e “ferrea” interpretazione di Gillian Anderson, che avevamo già largamente apprezzato in “Sex Education”.

La somiglianza degli interpreti con le loro controparti “reali” è talmente impressionante che quasi sfugge di mente di star guardando un adattamento seriale piuttosto che uno dei mille documentari realizzati su tale argomento. Come nel caso dei giovani Carlo e Diana, interpretati rispettivamente da Josh O’Connor e Emma Corrin. 

Ed è proprio questo un caso lampante di come la somiglianza tra interpreti e personaggi porti lo spettatore a perdere di vista il confine tra romanzo e realtà. Ecco che ci si ritrova a detestare mortalmente le parole, i gesti e le scelte di un viziato e incompreso Principe Carlo, e a patteggiare – come sempre – per la povera Lady D, resa ancora più vittima delle circostanze e quasi bullizzata da quella che sarebbe dovuta essere la sua famiglia acquisita. Come se quello che le accadde realmente non fosse stato già abbastanza tragico, “The Crown” rincara la dose rendendola una spettatrice passiva della sua vita fino allo stremo. Capace di nulla, se non di autocommiserazione. 

Insomma, “The Crown” è una di quelle serie che deve essere vista, fosse solo per le musiche studiate fin nei minimi dettagli. Nel frattempo aspettiamo con ansia la quinta stagione iniziando a far scorta di tutti i fazzoletti che riusciamo a trovare, sono previsti pianti strazianti. 

1 Commento

1 Commento

  1. A WordPress Commenter

    21 Dicembre 2020 alle 3:39 PM

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